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AKHET - l'orizzonte del destino


Due leoni cingono l'orizzonte. Sono Dwaw (domani) e Sf (ieri) e tra loro si trova il destino, personale e cosmico.


Il geroglifico "akht" - orizzonte- indica il "luogo nel cielo dove sorge il sole" e là, in quella parte misteriosa del cosmo, dove si compie il miracolo della rinascita solare.

La stessa Grande Piramide di Cheope era chiamata dagli Egizi Akhet Khufu - orizzonte di Khufu- poiché in essa, abbagliante di luce, si compiva il destino ultraterreno del faraone che sarebbe rinato spiritualmente con un dio tra gli dèi del cielo, divenendo:

Immortale, celeste, cosmico.


L'Akhet è un simbolo semplice e potente, poiché unisce qualcosa di tangibile ( il passato) a qualcosa di astratto (il futuro) e in mezzo si trova la nostra identità, la nostra esperienza di vita. Lo sappiamo e lo proviamo ogni giorno della nostra vita:


Ciò che siamo è il prodotto di scelte ed eventi di ieri che, a sua volta, indirizza ciò che saremo.

Ma l'Akhet - nel suo puro e simmetrico dualismo - vuole rammentare anche che la Rinascita, in qualunque sua forma, è fatta di lavoro interiore e di oscurità, indispensabili per raggiungere la soglia dell'alba: "Tu attraverserai il cielo e attraverserai il firmamento", leggiamo nei Tesi dei Sarcofagi. Difatti la concezione del mondo egizia era un "circuito solare, dove il Sole attraversa il cielo sulla propria barca diurna e l’oltretomba in quella notturna


Sul piano umano, per me, è come se indicasse che è sempre possibile rinascere e decidere quale sarà il nostro prossimo orizzonte.

l'Umanità - come ciascuno di noi- ha il potere di indirizzare il proprio destino e gli eventi che lo circondano. Con quali fini o scopi? Secondo quali valori?





Per me sono quelli di Maat, giustizia, verità, equilibrio. A cui sento naturalmente legati quelli dell'Umanesimo con la riscoperta della dignità dell'intelletto umano, del suo essere artefice di grandi e terribili cose.


Infatti, come disse Machiavelli con il consueto lucido cinismo: l'uomo non è né buono né cattivo, ma per natura tende ad essere malvagio. E' la verità effettuale delle cose, non vi è dubbio.


E allora quale sarà il nostro akhet?

Spesso dimentichiamo o vogliamo ignorare che Tutto è collegato, che ogni cosa è legata alle altre, formando un sistema cosmico universale, proprio come Sef e Dwaw (ieri e domani) e noi siamo nel mezzo.

Miseria chiama miseria. Il macrocosmo che ci avvolge è il riflesso del microcosmo che generiamo.


Leopardi si espresse con tono meccanicistico, dicendo che


"la vita di quest'universo è un perpetuo circuito di produzione e distruzione, collegate ambedue tra sé di maniera, che ciascheduna serve continuamente all'altra, ed alla conservazione del mondo; il quale sempre che cessasse o l'una o l'altra di loro, verrebbe parimente in dissoluzione.“

Al moto perpetuo degli eventi, alla disgregazione della materia, alla speranza di trascendenza vi è solo una risposta ed è ancora leopardiana. Solo la "social catena" tra gli esseri umani può attenuare l'amara e ruvida esistenza.


La solidarietà e l'empatia per ogni forma di vita possono essere il nostro akhet.

Torneremo a vedere le stelle?


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