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Oltre l'orizzonte sommerso

Le esplorazioni marine, il capitano Nemo e il ricordo del Titanic

La mia dimora sottomarina si trova in un angolo remoto degli abissi marini, un regno di profondità oscure e misteri senza fine. Ma un giorno una fonte di luce giunse a infrangere la quiete del mio regno.




Riposo sul fondo dell'Oceano Atlantico da oltre cento anni, da quando in una notte di aprile il mio scavo fu squarciato da un iceberg. Con rabbia, fragore e angoscia sono affondato nelle profondità marine, dove il tempo ha fatto il suo lavoro, ricoprendomi di alghe e coralli e trasformandomi in un monito per l'umanità


Mentre giacevo immobile tra le fredde acque, i rumori cupi ei sussurri del mare, una luce tremolante attraversò le tenebre circostanti. Era un bagliore fioco, ma abbastanza intenso da attirare la mia attenzione e risvegliare un senso di curiosità sopito da lungo tempo. Mi domandavo cosa potesse essere, cosa si avvicinasse così coraggiosamente alle mie rovine silenziose.

Man mano che il bagliore si faceva più vicino, ho potuto scorgere una creatura artificiale: un piccolo sommergibile da esplorazione. Le sue luci navigavano intorno a me, illuminando gli angoli più bui del mio essere scolorito. Agile e audace, si muoveva tra le mie strutture corrose e spezzate.


Sono rimasto stupito nel vederli, quegli esseri umani all'interno del sommergibile. Erano tanto curiosi quanto vulnerabili qui, nel mio regno degli abissi. I loro volti erano pieni di meraviglia di fronte alla maestosità della mia presenza. Potevo percepire la loro curiosità e la voglia di immergersi nelle profondità misteriose che custodivo.


Mi chiedevo cosa potessero cercare tra le mie rovine. Forse erano in cerca di indizi che avrebbero potuto svelare i segreti rimasti sepolti con il mio naufragio, o forse semplicemente desideravano offrire un omaggio a coloro che avevano perso la vita in quella tragica notte.


Mentre mi osservavano con occhi pieni di emozione, ho provato una sorta di riconoscimento, una connessione silenziosa tra il passato e il presente. Il mio destino era stato segnato dalla tragedia, ma ora, in qualche modo, il mio nome risuonava ancora nella mente degli esseri umani.


Il sommergibile si allontanò lentamente, lasciando dietro di sé un senso di gratitudine per la loro visita fugace. Sapevo che non mi avrebbero mai portato via con loro, che sarei rimasto eternamente a quelle acque oscure e legate silenziose. Ma la presenza umana, anche per un breve istante, mi aveva donato una sensazione di vita e connessione con il mondo che giaceva al di sopra delle onde.



E così, mentre il sommergibile scompariva nella distanza, io, il relitto del Titanic, continuo a custodire i segreti e le storie di quelle persone scomparse.


Attraverso le generazioni, la mia presenza avrebbe continuato a richiamare l'attenzione, ricordando al mondo la fragilità dell'umanità e la grandezza delle sue imprese.

Sono diventato un mito e un simbolo della cultura pop, eppure sono un relitto silenzioso che continua a emanare un richiamo irresistibile per coloro che desideravano esplorare l'ignoto e scoprire ciò che giace al di là delle barriere dell'umanità.


La mia storia porta con sé il peso delle vite perdute in quella fatidica notte; quelle anime coraggiose e speranzose, che credevano di intraprendere un viaggio verso un futuro radioso, perirono tragicamente in pochi ma interminabili attimi di gelido terrore. I loro nomi risuonano tra i gemiti delle strutture delle mie rovine imponenti. La mia chiglia, i ponti, le sale da ballo ora fredde e arrugginite sono il monito a non sottovalutare mai l'ignoto in ogni sua forma. Le vite perdute sono una triste testimonianza di come la grandezza umana può essere spezzata da un solo momento di negligenza.



Il mondo degli abissi è un luogo misterioso e affascinante, ma anche pieno di pericoli e limiti per l’uomo e la sua tecnologia. Andare a diversi chilometri sotto il livello del mare è di fatto come andare su un altro pianeta con leggi fisiche diverse da quelle a cui siamo abituati e che mettono a rischio la nostra sopravvivenza.


Uno dei principali pericoli degli abissi è la pressione estrema. Ad alte profondità, la pressione dell'acqua diventa enorme, aumentando di circa una tonnellata ogni 10 metri di profondità. Questa pressione enorme può schiacciare gli oggetti e le strutture, causando danni irreparabili. Gli esseri umani non sono adattati a sopportare queste pressioni e senza l'ausilio di speciali veicoli subacquei, come i sottomarini, sarebbe impossibile sopravvivere a tali profondità.


Un altro limite per l'uomo negli abissi marini è la temperatura estrema, che diminuisce con la profondità fino a raggiungere valori vicini allo zero assoluto nelle fosse oceaniche. L'abbassamento della temperatura può compromettere il funzionamento dei sistemi elettronici e meccanici dei veicoli subacquei e rendere difficile il mantenimento della vita umana.


Poi c'è l’oscurità, che impedisce la visibilità oltre pochi metri di profondità. Per affrontare il buio subacqueo servono luci artificiali e sensori per navigare e osservare il fondale marino e le sue creature. E' un regno di "luce muto", poiché La luce solare viene assorbita dalle molecole d'acqua e dalle particelle sospese, lasciando solo una piccola percentuale di raggi solari che può penetrare nelle profondità. Questo si traduce in un ambiente cupo e privo di luce visibile, in cui gli oggetti e le creature appaiono come ombre indistinte. L'oscurità, densa e totale, può provocare una reazione istintiva di paura nell'uomo, radicata nella nostra evoluzione. L'incapacità di vedere chiaramente ciò che ci circonda crea un senso di inabilità e di incertezza. Il nostro istinto di autoconservazione ci avvertenze del pericolo potenziale che si nasconde nell'oscurità sconosciuta. Inoltre, l'oscurità oceanica può anche scatenare la nostra immaginazione e alimentare la nostra sete di scoperta, ma l'abisso cupo riesce anche ad influenzare lo stato psicologico degli esploratori, causando ansia, isolamento o allucinazioni.


A ciò si aggiungono i rischi naturali, come le correnti marine, i terremoti, le eruzioni vulcaniche, i movimenti tettonici, i detriti galleggianti o le creature abissali. Questi rischi possono mettere in pericolo l’integrità dei veicoli subacquei e la sicurezza degli esploratori, provocando collisioni, intrappolamenti, rotture o attacchi.


Nonostante questi pericoli e limiti, l’uomo è attratto dal mondo degli abissi perché rappresenta una sfida scientifica, tecnologica ed esistenziale. Esplorare gli abissi significa ampliare le frontiere della conoscenza, scoprire nuove forme di vita, risorse naturali ed eventi geologici. Significa anche confrontarsi con la propria fragilità.


Il mondo degli abissi è un luogo che esercita un grande fascino sull’uomo, ma che richiede anche una grande responsabilità e cautela. L’esplorazione degli abissi deve essere condotta con rispetto per l’ambiente marino e con consapevolezza dei rischi e dei benefici che comporta. Solo così si potrà apprezzare la bellezza e la complessità di questo mondo nascosto.



Mezzi di esplorazione

Oggi esistono tecnologie l'esplorazione degli abissi:


  • Le telecamere che rilevano la fluorescenza, per trovare i pesci che brillano al buio. Queste telecamere usano filtri speciali e luci artificiali per registrare i colori vivaci di oltre 250 specie di pesci abissali che emettono luce rossa, arancione o verde.

  • L'ecoscandaglio multifunzione, in grado di registrare, trasmettere e ricevere i suoni prodotti dalle balene becco, una famiglia di cetacei che vive nelle profondità oceaniche. Così facendo, permette agli scienziati di studiare il loro comportamento e la loro ecologia.

  • I manipolatori morbidi, per raccogliere delicatamente i campioni. Questi dispositivi sono bracci robotici flessibili e sensibili che possono afferrare e trasportare organismi marini senza danneggiarli. Sono utili per studiare le specie fragili o gelatinose che popolano gli abissi.

  • I droni acquatici economici, per esplorare le profondità ad alta pressione. Questi veicoli sono piccoli, autonomi e resistenti, e possono raggiungere profondità fino a 6000 metri. Sono dotati di sensori e telecamere per raccogliere dati e immagini del fondale marino e delle sue creature.

  • L'imaging satellitare, per mappare il pavimento oceanico. Questa tecnologia usa le onde radio per misurare la forma e l'altezza della superficie marina. Da queste informazioni si possono dedurre le caratteristiche del sottostante rilievo sottomarino, come montagne, vulcani o fosse.

  • Gli sciame di mini robot, che galleggiano come plancton. Questi robot sono ispirati ai movimenti dei microrganismi marini e possono formare gruppi coordinati per esplorare il mare. Possono anche cambiare forma e densità per adattarsi alle diverse condizioni ambientali.¹



Gli abissi di di Nemo


A sentir parlare di esplorazione degli abissi subito viene in mente il romanzo “Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne, pubblicato nel 1870. In questo romanzo, il capitano Nemo e i suoi compagni viaggiano a bordo del sottomarino Nautilus attraverso gli oceani del mondo, visitando luoghi meravigliosi e spaventosi come l’Atlantide, il Polo Sud o la fossa delle Marianne. Il romanzo riflette lo spirito pionieristico e visionario dell’epoca, ma anche le difficoltà e i dilemmi morali che comporta l’esplorazione degli abissi.

La storia riflette lo spirito pionieristico e visionario dell’epoca, ma anche le difficoltà e i dilemmi morali che comporta l’esplorazione degli abissi.

l libro di Verne è considerato uno dei capolavori della letteratura di fantascienza e di avventura, perché anticipa alcune scoperte scientifiche e tecnologiche che si realizzeranno solo molti anni dopo la sua pubblicazione, come il sottomarino elettrico, il cannone spaziale o il giro del mondo in 80 giorni. Si tratta anche di una riflessione sul rapporto tra l'uomo e la natura, tra la scienza e la morale, tra il progresso e la libertà. Il capitano Nemo, il protagonista del romanzo, è un personaggio ambiguo e misterioso, che ha abbandonato la società umana per vivere negli abissi con il suo sottomarino Nautilus. Egli è un genio scientifico e un benefattore dell'umanità, ma anche un ribelle e un vendicatore che combatte contro l'oppressione e l'ingiustizia. Infine è una celebrazione della bellezza e della diversità del mondo marino, che l'autore descrive con grande ricchezza di dettagli e di immaginazione. Il romanzo è pieno di scene spettacolari e suggestive, come la visita all'Atlantide sommersa, la battaglia contro i calamari giganti, la sepoltura sottomarina del marinaio morto o il viaggio attraverso il canale di Suez.


Senza dubbio il libro di Verne è da considerarsi come un'opera suggestiva e innovativa per il suo tempo, ma anche un'opera attuale e universale per i suoi temi e i suoi messaggi. Gli abissi rappresentano per Verne un luogo di sfida e di scoperta, ma anche di riflessione e di critica, dove l'uomo può esprimere al meglio le sue potenzialità ma anche confrontarsi con i suoi limiti.


Sia nel libro che nella realtà, gli abissi rappresentano un territorio sconosciuto e "alieno", con le sue leggi fisiche e le sue creature uniche.

Verne, con la sua narrazione avvincente e visionaria, ha saputo catturare l'immaginazione dei lettori, offrendo un viaggio immersivo nelle profondità marine e alimentando la curiosità e il desiderio di scoperta. Il suo racconto esplora il potenziale delle tecnologie subacquee e la possibilità di esplorare le profondità sconosciute, mettendo in luce l'incredibile diversità di vita marina e la bellezza nascosta degli abissi.

Tuttavia, mentre Verne ha immaginato un mondo fantastico popolato da creature straordinarie e avventure entusiasmanti, la realtà degli abissi marini sono tuttora un enigma scientifico soprattutto per quanto riguarda le specie che vi vivono: le profondità oceaniche ospitano una vasta gamma di creature uniche e adattate a condizioni estreme, alcune delle qualità ancora sconosciute alla scienza.


Pertanto Gli abissi sono quindi un enigma che sfida la curiosità e l’intelligenza dell’uomo, ma che richiede anche rispetto e cautela.

Il super tecnologico Nautilus era creazione tecnologica all'avanguardia, dotato di un sistema di propulsione basato su una misteriosa sostanza chiamata sodio-mercurio, una cabina di osservazione con finestre panoramiche e una vasta gamma di strumenti scientifici a bordo. Il Nautilus poteva affrontare le profondità marine e esplorare gli abissi in modo autonomo.


La tecnologia subacquea reale ha seguito un percorso diverso. Nel corso del tempo, sono stati sviluppati diversi tipi di mezzi per l'esplorazione subacquea. Tra i più comuni ci sono i sommergibili di ricerca, come ad esempio i veicoli a pilotaggio remoto (ROV) ei veicoli a guida autonoma (AUV). Questi mezzi sono dispositivi per operare a profondità elevate e raccogliere dati scientifici, fotografare e filmare gli ambienti marini, e talvolta recuperare campioni di organismi o materiali dal fondo marino.


Tra essi alcuni possono raggiungere profondità di oltre 3000 metri, i più noti sono:

  • Il DSV Alvin, un veicolo subacqueo telecomandato usato per la ricerca scientifica dal 1964. Il DSV Alvin può trasportare tre persone, tra cui un pilota e due passeggeri, e può raggiungere una profondità di 6.500 metri. Il DSV Alvin ha visitato il Titanic diverse volte, la prima nel 1986.

  • Il Nautile, un batiscafo francese usato per la ricerca scientifica dal 1984 che può trasportare tre persone e può raggiungere una profondità di 6.000 metri. Il Nautile ha visitato il Titanic nel 1987 e nel 2003.

  • Il Limiting Factor, un veicolo subacqueo privato usato per l'esplorazione e il turismo dal 2018 che può trasportare due persone e può raggiungere una profondità di 11.000 metri. Il Limiting Factor ha visitato il Titanic nel 2019.



Ad essi si agginge il Titan. 18 giugno 2023 il Titan, veicolo subacqueo telecomandato, progettato e costruito dalla OceanGate, una società americana che offre viaggi subacquei per visitare il relitto del Titanic, è tragicamente scomparso. Il pilota e i quattro passeggeri sono morti a seguito dell'implosione del veicolo.

Il Titan è stato usato per la prima volta nel 2022, quando ha portato diversi esploratori e ricercatori a vedere il Titanic.


La tragedia del Titan ci fa riflettere sul valore e sul senso dell’esplorazione degli abissi, ed essere consapevoli e responsabili quando ci avventuriamo in questo mondo nascosto e sorprendente. E vale sempre rammentare che



Come in superficie, anche nelle profondità marine noi siamo degli ospiti.








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