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COSA SIGNIFICA (DAVVERO) AVERE LA MENTE APERTA?




cosa sgnifica avere la mente aperta?
cosa sgnifica avere la mente aperta?




Troppo spesso, nel tritacarne dei social e della divulgazione spiccia, l’espressione "avere la mente aperta" viene usata come un lasciapassare per le tesi più bizzarre. Si finisce per credere che essere aperti significhi prestare fede a qualunque stramberia — dal terrapiattismo alle cronache fanta-storiche — solo perché "bisogna dubitare di tutto".

In realtà, il concetto è ben diverso. La mente aperta non è un portone spalancato sul vuoto, ma una lente di precisione.


L’equivoco della creduloneria

Avere la mente aperta non significa correre dietro a cialtronerie sensazionalistiche che hanno molto a che fare con il marketing e pochissimo con la conoscenza. Chi sposa posizioni dogmatiche travestite da "verità alternative" spesso non sta usando il senso critico: sta solo sostituendo un dogma con un altro, solitamente più rassicurante o eccitante.


La conoscenza come "cantiere aperto"

La vera apertura mentale consiste nel tenere sempre presente un dato di fatto: le nostre attuali conoscenze sono radicate nella sfera fisica, chimica e storica del nostro tempo.

È un sapere finitamente provvisorio.

Dobbiamo essere pronti all'idea che nei prossimi lustri ciò che oggi consideriamo assodato sarà:

  • Approfondito da nuove tecnologie;

  • Ampliato da nuove scoperte;

  • Magari ribaltato da nuovi paradigmi.


Ma attenzione: questo ribaltamento avviene attraverso il metodo, non attraverso l'immaginazione. Significa essere pronti a correggersi, come fa ogni vero scienziato o studioso di storia. La ricerca è un sentiero che si percorre con lo zaino leggero, pronti a cambiare direzione se la bussola dei fatti indica una via diversa.


Il pericolo del "cuore intellettuale"

Le belle storie piacciono a tutti. Hanno un fascino magnetico, una coerenza narrativa che ci appaga. Il rischio più grande per chi indaga il passato o la realtà è quello di innamorarsi profondamente della propria narrazione.

Quando ci innamoriamo di una nostra teoria, smettiamo di essere osservatori e diventiamo avvocati difensori. Diventiamo ciechi di fronte agli errori, ignoriamo le prove contrarie e finiamo per riscrivere la realtà secondo il nostro desiderio.

Riconoscere i limiti del proprio tempo

Avere la mente aperta significa, in ultima analisi, riconoscere i limiti di ogni epoca, inclusa la nostra. Significa non pretendere di anticipare verità senza prove e, soprattutto, avere l'onestà di non piegare i fatti al nostro gusto personale.

Il sentiero della conoscenza è faticoso e richiede rigore. Tutto il resto è rumore di fondo.


Tra X-Files e la Realtà: l’illusione del "Segreto"

Spesso, il desiderio viscerale di conoscenza si intreccia pericolosamente con la convinzione che esista un boicottaggio sistematico della verità. È in questo spazio d'ombra che nascono i "guru illuminati": figure che promettono rivelazioni sensazionali, spingendoci a fidarci ciecamente della loro "contro-narrazione".

Il rischio è concreto: si finisce per confondere la trama di un episodio di X-Files con la storiografia o la cronaca vera. Ma dobbiamo chiederci: sappiamo già tutto? Assolutamente no.


Il nostro passato è un mosaico ancora in gran parte da comporre e il futuro ci riserverà certamente scenari sorprendenti e scoperte capaci di lasciarci a bocca aperta. Tuttavia, l'onestà intellettuale ci impone di distinguere tra la possibilità del nuovo e la fantasia del cinema:

È legittimo aspettarsi che la storia venga riscritta da nuove prove, ma è altamente improbabile che la "grande rivelazione" finale abbia la pelle verde e grandi occhi neri obliqui.

Diciamoci la verità: all'essere umano non piace essere smentito. L'esempio più lampante è la religione. Da un punto di vista puramente scientifico, l'esistenza di Dio è indimostrabile e, per certi versi, "antiscientifica". Eppure, guai a farlo notare: il sistema si protegge immediatamente evocando il "mistero della fede". È uno scudo perfetto: se qualcosa non è spiegabile con la ragione, appartiene a una sfera superiore, intoccabile e indiscutibile.


Quando l'ipotesi diventa dogma

Il vero problema nasce quando questo stesso approccio "religioso" viene traslato in contesti che dovrebbero essere razionali, come la scienza o la ricerca storica.


Assistiamo sempre più spesso a questo cortocircuito:

  • Si prende un'ipotesi (spesso suggestiva ma priva di prove);

  • La si spaccia per tesi (ovvero una verità dimostrata);

  • Quando arrivano le smentite o la mancanza di riscontri, si invoca una sorta di "mistero" o di "complotto del silenzio".


L'indimostrabile come rifugio

Proprio come accade con la fede, molte teorie alternative si rifugiano nell'indimostrabile per sopravvivere. Se una tesi non può essere verificata, non può nemmeno essere tecnicamente distrutta. Ma attenzione: una teoria che non accetta il rischio della smentita non è "avanguardia", è semplicemente un credo.


Confondere i piani è pericoloso. Possiamo rispettare la fede come scelta personale, ma nella ricerca — sia essa storica o scientifica — non c'è spazio per il "mistero" protettivo. Una tesi che non può essere dimostrata resta un'ipotesi, e un'ipotesi che rifiuta di essere messa alla prova diventa, inevitabilmente, una cialtroneria dogmatica.


Scienza vs Scienziati: Quando l’Errore è nell'Uomo

A questo punto sorge un dubbio legittimo: la scienza non ha mai mentito? Gli scienziati non hanno mai manipolato i dati o ingannato il pubblico per proteggere il proprio prestigio o i propri interessi?

La risposta è secca: assolutamente sì. Sarebbe ingenuo pensare che indossare un camice bianco renda immuni dalle bassezze umane. L’essere umano — che sia un accademico o un profano — agisce spesso assecondando un'indole meschina, egoista e opportunista. Ma attenzione: questo non significa che la Scienza in quanto metodo abbia fallito, significa che l’Uomo l’ha tradita.


La radice dell'errore: Ego e Speculazione

Il problema non è mai nello strumento, ma in chi lo impugna. Esistono scienziati che:

  • Manipolano i risultati per ottenere finanziamenti;

  • Nascondono gli errori per non intaccare la propria autorità;

  • Speculano sulla pelle del prossimo per gratificazione personale o tornaconto economico.

In questi casi, non siamo di fronte a un "fallimento della conoscenza", ma a una manifestazione della natura umana più deteriore. Chi usa la propria posizione per autocelebrarsi o per vendere facili soluzioni a problemi complessi non sta facendo scienza: sta facendo politica, marketing o, peggio, sciacallaggio.


Un Metodo che si Autocorrige

La vera forza della Scienza non è l'infallibilità dei suoi interpreti, ma la sua capacità di autocorrezione. Nel lungo periodo, la comunità scientifica (quella onesta) finisce per smascherare i millantatori, proprio perché il metodo richiede prove riproducibili.

La radice dell'errore rimane sempre la stessa: l’essere umano che sfrutta la conoscenza per i propri fini, che cerca conforto in dogmi (scientifici o religiosi che siano) e che preferisce una bugia gratificante a una verità scomoda.

Avere la mente aperta, allora, significa anche questo: essere pronti a mettere in discussione non solo le teorie, ma anche chi le espone, distinguendo sempre tra il rigore del metodo e la fragilità di chi lo applica.

Dobbiamo dircelo chiaramente: i guru non esistono. 

Esiste solo l'essere umano, con la sua straordinaria capacità di scoprire il mondo e la sua altrettanto grande capacità di ingannare e ingannarsi.


L’illusione della "Verità Rivelata"

La nostra mente è programmata per cercare scorciatoie. Preferiamo credere che esista qualcuno che "sa", un eletto che ha squarciato il velo del boicottaggio, piuttosto che accettare la realtà: la conoscenza è un processo lento, faticoso e, soprattutto, collettivo.


Chi si presenta come detentore di una verità preclusa agli altri non sta facendo ricerca, sta costruendo un recinto. Che si tratti di:

  • Santoni che abusano della sfera spirituale;

  • Guru del web che vendono verità alternative;


Il meccanismo è sempre lo stesso: la creazione di un'autorità indiscussa che non accetta il confronto, ma richiede solo fede.


La ricerca storica e scientifica non ha bisogno di "eletti".

Il fascino del guru risiede nella sua capacità di farci sentire parte di un'élite. Ma la vera libertà intellettuale non consiste nel seguire un nuovo pastore, bensì nel distruggere il concetto stesso di pastore.


Riprendersi il senso critico

Avere la mente aperta significa avere il coraggio di camminare senza guide spirituali o scientifiche che pretendano l'infallibilità. Significa capire che l'unico strumento che abbiamo per non cadere nelle trappole dell'ego e della speculazione è il metodo.

La verità non è un segreto sussurrato da un guru in un video sensazionalista; è un mosaico che costruiamo insieme, mettendo in dubbio tutto, specialmente chi sostiene di non poter essere messo in dubbio.




Foz Mulder e Dana Scully
Foz Mulder e Dana Scully

Abbiamo citato X-Files, ed è giusto farlo con il dovuto rispetto per una serie che ha segnato un'epoca. Ma attenzione a non cadere nell'errore: X-Files è una serie televisiva straordinaria, godibile e divertente, ma deve rimanere ciò che è: intrattenimento.


Il problema sorge quando si scambia la finzione per una fonte di rivelazione. La serie non "dice" la verità, né la "rivela". Semmai, ci offre uno strumento filosofico prezioso: il rifiuto dei dogmi.


La doppia lama dello scetticismo

Il vero valore di una narrazione come quella di Mulder e Scully non sta nel confermare l'esistenza degli alieni, ma nell'invitarci a combattere il dogmatismo su due fronti:

  1. Il dogmatismo scientifico ottuso: quello che rifiuta a priori l'anomalia solo perché non rientra negli schemi già noti, peccando di arroganza.

  2. Il dogmatismo antiscientifico: quello che abbraccia qualunque assurdità pur di non accettare la realtà, peccando di creduloneria.


X-Files ci insegna a stare nel mezzo, nel territorio del dubbio. È una palestra per il senso critico, un invito a "non fidarsi" ( Trust No One ) non per diventare paranoici, ma per non diventare gregari di alcun guru. Possiamo amare il mistero e la tensione dell'ignoto senza per questo dover trasformare un prodotto di Hollywood in un manuale di contro-storia.


Tuttavia, io personalmente non volglio "credere" ma "conoscere e capire" per quello che la mia mente e il mio tempo mi consentono...

La verità e dentro e fuori di noi.



"Vi è mai capitato di dover cambiare idea su una convinzione che credevate incrollabile? Com'è stato il processo di 'autocorrezione'?"

 
 
 

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