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Howard Carter: il ragazzo che imparò a scavare disegnando


Spesso immaginiamo l'archeologo come un accademico brizzolato o un avventuriero spavaldo. Ma la prima volta che Howard Carter mise piede in Egitto, non era nulla di tutto ciò.

Aveva solo 17 anni. Non aveva una laurea in tasca, né soldi in banca. Aveva solo un pennello, un occhio infallibile per i dettagli e un talento artistico fuori dal comune. Il suo compito? Non scavare, ma copiare.

Presso il sito di Beni Hassan, il giovane Howard passava le giornate a ricopiare le scene che decoravano le pareti delle tombe del Medio Regno. Fu lì, tra la polvere e i colori millenari, che l'Egitto gli entrò sotto la pelle per non uscirne mai più.


Un destino scritto a matita


Howard Carter: è l’archeologo che nel 1922 ha scoperto la tomba quasi intatta di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re,
Howard Carter: è l’archeologo che nel 1922 ha scoperto la tomba quasi intatta di Tutankhamon (KV62) nella Valle dei Re,

Howard Carter non era un predestinato, almeno non sulla carta. Cresciuto in una famiglia numerosa nel Norfolk, figlio di un illustratore, non aveva potuto permettersi studi regolari. Niente università, niente diplomi. La sua scuola era stata l'arte del padre, Samuel Carter, che gli aveva insegnato non solo a disegnare, ma a guardare il mondo.

E fu proprio l'arte a cambiargli la vita. Accompagnando il padre nella dimora di un ricco collezionista, Sir William Amherst, il giovane Howard si trovò faccia a faccia con una delle collezioni private più importanti d'Inghilterra. Si racconta che rimase ipnotizzato da sette statue di Sekhmet, la dea leonessa. Quel giorno, il suo talento non passò inosservato. Grazie a una raccomandazione di Lady Amherst, l'egittologo Percy Newberry decise di scommettere su quel ragazzino di sedici anni, portandolo con sé al British Museum e poi, finalmente, in Egitto.


A scuola dal "Padre dell'Egittologia"



Sir William Petrie - È uno dei primissimi a usare metodi rigorosi di scavo: registra con precisione la posizione di ogni oggetto, studia i livelli (stratigrafia) e soprattutto usa la ceramica per costruire cronologie (sequence dating). In pratica, trasforma l’archeologia da “caccia al tesoro” a disciplina scientifica.
Sir William Petrie - È uno dei primissimi a usare metodi rigorosi di scavo: registra con precisione la posizione di ogni oggetto, studia i livelli (stratigrafia) e soprattutto usa la ceramica per costruire cronologie (sequence dating). In pratica, trasforma l’archeologia da “caccia al tesoro” a disciplina scientifica.

Se l'arte fu il suo passaporto, il deserto fu la sua università. Carter imparò il mestiere sul campo, sporcandosi le mani. Ebbe maestri d'eccezione, come Sir Flinders Petrie, il padre dell'egittologia scientifica.

A Tell el-Amarna, la città eretica del faraone Akhenaton, Carter imparò la lezione più importante: l'archeologia non è una caccia al tesoro. È pazienza, è metodo, è rispetto. È curioso pensare che proprio lì, tra le rovine di Amarna, Carter potrebbe aver letto per la prima volta il nome di un giovane principe che aveva vissuto in quei palazzi: Tutankhamon. I loro destini si stavano sfiorando decenni prima della grande scoperta, ma Howard ancora non poteva saperlo.


Contro i cacciatori di tesori


Ciò che distingueva Carter dagli altri era la serietà. Mentre i turisti facoltosi vedevano gli scavi come un passatempo eccitante per i pomeriggi invernali, infastidendo gli operai e mettendo a rischio i reperti, Carter scriveva nel suo diario parole di fuoco:

«Per molti l’archeologia non è un lavoro serio. E questo è colpa degli archeologi dilettanti. […] La vita di uno scavatore serio è invece monotona, dura e faticosa come ogni altro lavoro».

Howard Carter si stava preparando. Senza titoli accademici, ma con la tenacia di chi deve guadagnarsi ogni centimetro di successo, stava affinando le armi per l'impresa che lo attendeva oltre la soglia della leggenda.


La vita di Howard Carter è affascinante quanto i tesori che ha ritrovato. Com'è arrivato quel ragazzo senza istruzione a compiere la scoperta archeologica più grande di tutti i tempi? E quale legame invisibile lo univa al Faraone Dimenticato?

Nel mio libro, ripercorro questa incredibile avventura, svelando retroscena e dettagli.

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